Cammino di Santiago

20 Settembre – 21 Agosto

Camino_de_Santiago

All’alba del 19 Settembre del 2017 mi trovavo al casello autostradale di Treviso, aspettando un passaggio in auto procuratomi con Blablacar. Accanto a me mio padre, decisamente molto preoccupato, anche se non lo dava molto a vedere; io, invece, rilassato e fiducioso di trovare un qualcosa di magico. Ed ecco arrivare il mio primo compagno di questa lunga avventura che mi terrà via di casa per più di trenta giorni. Giorni che non durano 24 ore, ma sono convinto che durino almeno il doppio. Non ho alcuna intenzione di entrare nei dettagli perché tanto ci sono una marea di siti web, blog vari, vlog su Youtube, film, libri e di sicuro da qualche parte si trovano anche degli audio libri che trattano questo argomento meglio di quanto io potrei mai fare.

Ma comunque scrivere un due righe per raccontare le foto più interessanti e ricche di storia/avventura che io abba mai fatto fino ad oggi lo ritengo doveroso e necessario.

All’inizio del cammino ho avuto una costante paura di non riuscire ad arrivare alla fine, un tarlo che con il trascorre del tempo è poi scomparso. Una potente spinta mi aveva dato la forza. Solo chi ha intrapreso questo cammino per percorrerlo in un’unica volta nella sua interezza può capire di che energia parlo, un’energia che ti spinge sempre più avanti. Anche se sei stanco, affamato, assetato di una buona bionda, c’è quella forza invisibile ma anche molto evidente che ti fa fare quel passo in più per arrivare in un albergues.

Un altra cosa davvero interessante è che ogni giorno si incontrano persone di ogni dove e, soprattutto, tanti coreani. Persone con storie che ti fanno riflettere, storie che ti fanno piangere, storie divertenti, storie uniche e personali. Però questi uomini e donne si ritrovano ad essere tutti uguali lungo il cammino: il percorso è uguale per tutti, le sfide sono uguali per tutti e tutti hanno un obiettivo. Questo fa si che qui le persone siano davvero più buone, gentili e generose. Ciò è anche aiutato da un’empatia dovuta dal fatto che tutti abbiamo la propria casa sulle spalle, il proprio armadio: uno zaino della QUECHUA da 50 litri e tutto il resto: magliette, pantaloni, calzetti, bastoni da trekking, felpe eccetera eccetera. Santa subito!

Dopo 799km (ma fidatevi che alla fine se fanno molti di più) si arriva a Santiago de Compostela, dove tutta l’energia che si accumula lungo il cammino si libera in un lungo grido di gioia. E poi tutti in fila per ore per recuperare la Compostela, il certificato che certifica che si abbia veramente percorso il Cammino de Santiago e non una brutta copia.

Ma il viaggio non finisce qui: l’Oceano si trova davvero a un tiro di schioppo, quindi si sale su una corriera e si vomita l’anima per vedere la fine della terra. Volendo, si può anche percorrere a piedi. Si raggiunge così il punto più a ovest del vecchio continente per ritrovarsi ad ammirare un magico e mistico tramonto, una metafora tanto banale quanto perfetta per concludere il Cammino.

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Federico Hani